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Trattamento cognitivo del disturbo post-traumatico da stress

Il DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS è scatenato da eventi traumatici estremi, che causino morte o minaccia di morte o lesioni gravi o minacce all'integrità fisica propria o di altri, ai quali la persona assista con sentimenti di impotenza, di orrore, di intensa paura, possono provocare una fortissima reazione d'ansia. Rapimenti, sequestri, stupri, violenze sessuali, violenze criminali, torture, scontri a fuoco, combattimenti ed azioni di guerra, incendi, naufragi, gravi incidenti automobilistici sono gli esempi più comuni di tali eventi traumatici; una volta a tutto ciò ci si riferiva col termine "trauma", oggi "stress estremo". L’evento traumatico viene rivissuto persistentemente in uno (o più) dei seguenti modi: ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento, che comprendono immagini, pensieri, o percezioni; sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento; agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando; disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico; reattività fisiologica a esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico. Il disturbo post-traumatico da stress è, inoltre, caratterizzato da un evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale (non presenti prima del trauma), come indicato da: sforzi per evitare pensieri, sensazioni e/o conversazioni associate con il trauma, sforzi per evitare attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma e/o incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma e/o riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività significative e/o sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri e/o affettività ridotta e/o sentimenti di diminuzione delle prospettive future; e da sintomi persistenti di aumentato arousal (non presenti prima del trauma), come indicato da almeno due dei seguenti elementi:
1) difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno
2) irritabilità o scoppi di collera
3) difficoltà a concentrarsi
4) ipervigilanza
5) esagerate risposte di allarme.

Durante o dopo l'esposizione a eventi traumatici, possono presentarsi sintomi dissociativi: sensazione soggettiva di insensibilità, distacco, o assenza di reattività emozionale; riduzione della consapevolezza dell'ambiente circostante e stordimento; derealizzazione; depersonalizzazione; amnesia dissociativa, cioè incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma.
Un sintomo caratteristico che risulta dall'esposizione ad un trauma estremo è la tendenza a rivivere di continuo l'evento traumatico.
Di solito dopo l'evento traumatico inizia una riduzione della reattività verso il mondo esterno, a cui ci si riferisce come "paralisi psichica" o "anestesia emozionale": può ridursi l'interesse per attività prima piacevoli, si possono manifestare sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri, può insorgere una marcata riduzione della capacità di provare emozioni, ed un senso di diminuzione delle prospettive future.
I MODELLI EZIOPATOGENETICI DEL DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS si rifanno alla già citata teoria bifattoriale di Mowrer (1960). Ad un primo fattore di apprendimento, di tipo classico, si aggiungerebbe un secondo fattore di tipo operante. Una persona che ha subito un'aggressione (SI) in un certo ambiente come, ad esempio, un casolare abbandonato (SC), potrebbe mostrare chiari segni di disagio psicologico in un ambiente che presenta caratteristiche soggettivamente analoghe al luogo in cui è occorso l'evento traumatico, ad esempio un luogo isolato e silenzioso. I meccanismi operanti subentrano invece nel momento in cui questa stessa persona inizia ad evitare quei luoghi atti ad elicitare risposte di paura, con la conseguente rapida riduzione dell'ansia (rinforzo cosiddetto negativo).
Horowitz ritiene che l'evento traumatico produca una sorta di REAZIONE DI STORDIMENTO ("crying out"), cui fa seguito un periodo di SOVRACCARICO INFORMATIVO, dove i dati del trauma trovano difficoltà a conciliarsi con gli schemi cognitivi preesistenti; il funzionamento cognitivo del soggetto tenderebbe poi ad oscillare tra l'intrusività dei contenuti del trauma e la tendenza al loro evitamento-negazione, fino a produrre le condizioni di concretizzazione del disturbo.
Il trauma può essere superato integrando l'informazione contenuta nel fear network con strutture mnemoniche preesistenti. Questa integrazione necessita che il network venga attivato per poterlo modificare e che siano disponibili informazioni incompatibili con quelle contenute nel fear network, così che l'intera struttura mnemonica possa venir modificata. Alcuni fattori sono in grado di mediare il decorso di tale integrazione.

Tratto da "Trattamento cognitivo dei disturbi d'ansia" di Wells Adrian, Ed. McGraw-Hill


 

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